sabato 22 marzo 2014

IERI A MANDELLO I SUOI FUNERALI

Il commosso addio all'avv. Nino Scurria:
"Adessso cammini tra gli ulivi del Cielo"
LECCO - “Da presidente dell’Ordine esprimo il grande dolore che ha colpito il Foro di Lecco per la scomparsa di Antonino Scurria, per noi come per tutti semplicemente Nino, e abbraccio la sua bella famiglia per trasmetterle tutta la nostra vicinanza”.
Nel giorno in cui si sono svolti nella chiesa parrocchiale del Sacro Cuore a Mandello i funerali dell’avvocato Antonino Scurria, morto all’età di 80 anni, la presidente dell’Ordine degli avvocati di Lecco, Elena Barra, ricorda con commosse parole il caro collega. E amico.
“Era un collega apprezzato e stimato per la competenza, la passione, il rigore e anche per il temperamento e il cuore con cui esercitava la nostra professione - dice - e la difendeva da chi, tra noi avvocati, magari ne pregiudicava l’immagine con condotte indegne che non esitava a rimproverare aspramente”. “Sentiremo la sua mancanza - aggiunge - ma certamente l’avremo sempre come esempio di bella figura di avvocato a cui tendere”.
Elena Barra afferma di ricordare personalmente l’avvocato Scurria anche come papà in particolare di Alessandro, suo coetaneo, e di Grazia, “che per me è una cara amica prima che una collega”. “Era orgogliosissimo dei suoi figli e dei suoi nipoti tutti - sostiene - Era un uomo dall’apparenza severa e dai modi talvolta bruschi, ma con un cuore generoso”.
“Il mio ricordo più caro, che mi emoziona ancora oggi - conclude il numero uno dell’Ordine degli avvocati di Lecco - riguarda l’affetto e la stima che mi ha riservato quando sono stata eletta alla presidenza del nostro Ordine professionale. Di questo gli sarò sempre grata”.
Venerdì 21 marzo, intanto, in moltissimi hanno tributato l’estremo saluto ad Antonino Scurria, che negli anni Sessanta era stato anche docente alla scuola media. Il rito funebre è stato officiato nella chiesa parrocchiale del Sacro Cuore a Mandello, dove l’avvocato abitava. A presiederlo il parroco di Somana, don Massimo Rossi, affiancato da don Pietro Mitta. All’omelìa don Massimo non ha mancato di sottolineare lo sgomento nell’affrontare il momento del distacco, “perché – ha detto – vorremmo che le gioie della vita, a cominciare da quelle familiari, fossero infinite, che dunque non avessero mai un termine”.
“Tuttavia la morte non riesce a spezzare i legami di affetto che si sono costruiti in vita – ha aggiunto don Massimo – e la parola del Signore ci dà la giusta chiave di lettura. La parabola delle vergini sagge e delle vergine stolte descritta nel Vangelo che abbiamo appena ascoltato è un invito a cogliere il bello di ogni nostra giornata”. “E’ però anche una sollecitazione - ha detto sempre il parroco di Somana - a essere sempre vigili e a tenere desta la propria coscienza per poter vivere in pienezza. E quando arriverà lo sposo, potremo vedere in faccia il Creatore”.
Al termine del rito una delle figlie dell’avvocato Scurria, Grazia, ha dato lettura di una toccante testimonianza in cui venivano ricordate l’onestà morale e intellettuale del padre, il suo coraggio, la lealtà e la schiettezza che hanno caratterizzato la sua vita. “Nostro padre ha creduto nel senso della giustizia – ha detto – ed è stato capace di gettare semi nella terra fertile”.
Grazia Scurria ha anche accennato alla sua poliedrica personalità, al suo amore per la famiglia e per la terra, alla quale si era avvicinato in particolare dopo aver lasciato la professione forense appunto per dedicare più tempo possibile all’agricoltura. E proprio a quella sua grande passione ha fatto riferimento il pensiero finale della commovente lettera: “Eri un uomo giusto e buono e ora ti vogliamo pensare mentre cammini tra gli ulivi del Cielo”.
Claudio Bottagisi

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